Comunicato stampa del convegno ICEA sulla cosmesi biologica e naturale

Al Cosmoprof Worlwide di Bologna, l’evento internazionale più importante del settore cosmetico, ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) ha presentato il convegno “Cosmesi biologica e naturale: certificazione Cosmos ed Economia Circolare verso un uso efficiente delle risorse”, promuovendo i valori etici che da sempre contraddistinguono l’Istituto.

Il convegno, tenutosi il 15 marzo 2019 nella sala Armonia, e dedicato alle imprese e agli operatori del settore, ha voluto lanciare un messaggio importante per il futuro della cosmesi, caduto in concomitanza del giorno in cui gli studenti e le nuove generazioni scioperavano aderendo al #FridayforFuture, movimento lanciato dalla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg.

Alcuni grandi temi ambientali, come la limitata disponibilità di risorse[1] e l’inquinamento da plastiche, si stanno affacciando sempre più prepotentemente nel settore cosmetico e ICEA ha colto l’occasione per fornire la sua risposta: Economia Circolare e adozione dello schema di certificazione Cosmos, riconosciuto a livello internazionale.

Il futuro della cosmetica passa necessariamente per il rispetto dell’ambiente, per la riduzione degli imballaggi e degli sprechi in tutti gli stadi di produzione, per l’utilizzo di ingredienti ottenuti da fonti rinnovabili e sostenibili, biologici, biodegradabili, seguendo i principi della chimica verde. Ma bisogna ancora costruirlo, insieme. Per questo ICEA ha selezionato per il convegno un parterre variegato di esponenti di spicco che coprisse l’intera filiera cosmetica per fare il punto sulla cosmesi biologica e naturale e guardare al futuro.

“È questo il senso del convegno” spiega Paolo Foglia, Non Food Certification Manager di ICEA che ha curato l’evento. “Bisogna sperimentare, innovare, seguendo gli input e gli obiettivi che si pone la comunità internazionale sui grandi temi ambientali. Dobbiamo però muoverci insieme: ricercatori, consorzi del riciclo, la chimica verde e le imprese. La soluzione non è semplice e richiede il confronto attivo e la collaborazione tra attori diversi di tutta la filiera”.

Il primo passo è applicare la bioeconomia alla cosmesi: diminuire il numero di ingredienti, favorire l’uso di prodotti di origine naturale garantendo che siano riproducibili o che rispettino l’ambiente, sostituire quanto più possibile le materie non rinnovabili con quelle rinnovabili, “tenendo conto del tasso di rinnovazione delle materie stesse, perché non è sufficiente utilizzare una materia prima rinnovabile, ma dobbiamo farlo nel rispetto delle capacità di rigenerazione delle materie stesse” specifica Foglia.

Il secondo passo è integrare i principi dell’economia circolare: ridurre al minimo gli sprechi, ottimizzare i processi chimici, ridurre i rifiuti, riutilizzare e riciclare il più possibile. Generare prodotti che rientrino facilmente nell’ambiente, che siano quindi biodegradabili e compostabili, packaging compreso. “I prodotti cosmetici hanno una vita mediamente breve, il packaging diventa subito rifiuto, bisogna ridurre gli imballaggi in termini di peso, di massa e renderli sostenibili. È qui che si innesta il discorso di Corepla: ci sono diversi tipi di plastica che hanno anche domande di smaltimento diverse, in Italia abbiamo un’infrastruttura capace e funzionale, ma alcune plastiche sono riciclabili e altre no, per alcune ci sono mercati di riutilizzo per altre no, e così alcune non riusciamo a smaltirle. È fondamentale quindi un eco-design del packaging che pensa già al fine vita del prodotto” continua Foglia.

Bisogna dunque agire sui due componenti chiave del prodotto cosmetico, contenuto e contenitore, e lavorare su entrambi. In questo periodo storico si sta investendo sull’innovazione sostenibile della cosmesi anche a livello eruopeo. È chiaro però che se urge un cambiamento da un modello di economia lineare a una circolare, con il riuso e il riciclo dei materiali con minimi sprechi e impatti. C’è bisogno che soprattutto le piccole e medie imprese vengano aiutate e sostenute in questa fase di transizione, spesso onerosa ed è ciò che propone il gruppo Intesa San Paolo, che sta creando strumenti finanziari ad hoc per rispondere a questa esigenza.

ICEA porta avanti da più di 10 anni questi concetti, traducendoli in requisiti concreti, verificati e apprezzati da aziende e consumatori proprio grazie allo standard Cosmos per la certificazione dei prodotti cosmetici. Cosmos è primo standard internazionale che armonizza i criteri e i requisiti dei cosmetici naturali e biologici. Nasce dalla collaborazione internazionale tra i principali enti di certificazione europei (ICEA, Italia – BDIH, Germania – COSMEBIO, Francia – ECOCERT, Francia – SOIL ASSOCIATION, Regno Unito) e definisce un codice di condotta, uno standard a livello internazionale, che coinvolge il settore cosmetico in un progetto di sviluppo sostenibile e di responsabilità sociale, che va dalla produzione delle materie prime alla distribuzione del prodotto finito, attraverso tutta la filiera.

Prima di Cosmos ogni paese aveva un suo standard e una sua procedura: un dedalo per le aziende che vendono anche all’estero. Con l’arrivo di Cosmos, standard riconosciuto e riconoscibile a livello internazionale, le imprese possono immettere i loro prodotti su mercati diversi agevolmente e con un’unica certificazione. Mentre i consumatori possono avere un unico logo di riferimento. Oltre a Cosmos, ICEA ha prodotto uno standard specifico anche solo per gli imballaggi: una norma tecnica a cui le aziende potranno fare riferimento per dichiarare che il loro imballaggio è sostenibile, è ridotto al minimo pur garantendo il massimo della sicurezza e la protezione del prodotto, e utilizza materiali naturali o da riciclo e già punta all’obiettivo del fine vita.

Attraverso i suoi 6 schemi di certificazione per il settore cosmetico, ICEA certifica la sostenibilità e l’impegno per l’ambiente di circa 300 aziende e quasi 5000 prodotti in 18 paesi.

Adottare lo standard Cosmos è una via semplice e praticabile attraverso cui la cosmesi può migliorare le sue performance ambientali e acquisire un profilo realmente più sostenibile, in modo misurabile e oggettivo, in tutt’Europa” conclude Foglia.  

 

[1] L’estrazione di risorse è triplicata passando da 26.7 miliardi di tonnellate nel 1970, a 92.1 miliardi di tonnellate nel 2017. Inoltre l’uso di risorse sta accelerando e si stima che possa crescere tra i 170 a i 184 miliardi di tonnellate nel 2050. Fonte: The Circularity GAP Report, 2019, in “Intervento P.Foglia”.  

 

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ICEA in breve

ICEA è un consorzio senza fini di lucro al quale partecipano enti, associazioni, imprese e organizzazioni della società civile. Con una rete territoriale di 20 sedi in Italia, controlla e certifica diverse migliaia di aziende che svolgono la propria attività nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, tutelando la dignità dei lavoratori e i diritti dei consumatori.

ICEA nasce dall’esperienza di AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica). L’impegno di ICEA, quindi, parte dal biologico e dall’idea di un modello di economia sostenibile e solidale, e va oltre il biologico, dirigendosi verso un’economia e stili di vita che richiedano una conversione responsabile di metodi, sistemi e pratiche.  

 

Comunicato Stampa