Black Friday

Nella battaglia dei consumi del Black Friday è l’ambiente ad essere sconfitto

21. Novembre 2018
Basterebbero gli acquisti online tedeschi effettuati in un anno per produrre un accumulo di pacchi fino alla luna. (Foto: cybrain/ iStock)

Questa settimana lo shopping online sta esplodendo molto di più rispetto ad altri periodi dell’anno; si tratta del Black Friday, l’apice della frenesia annuale dei consumatori, alimentata dagli sconti. Solo pochissime persone però conoscono le conseguenze dello shopping online e dei resi di massa ad esso associati per l’ambiente. L’imballaggio della merce rappresenta il 45% di tutti i rifiuti di imballaggio tedeschi e un terzo dei prodotti restituiti viene distrutto e buttato via. L’idea del Black Friday è nata negli Stati Uniti. Negli USA il venerdì dopo il Ringraziamento segna tradizionalmente l’inizio del periodo natalizio e di conseguenza anche l’inizio dello shopping natalizio. I rivenditori online usano questo giorno, e a volte anche l’intera settimana, per attirare i clienti con sconti speciali e riscontrano molto successo: il Black Friday è diventato l’apice della frenesia annuale dei consumi. Abbigliamento in tutti i colori, stili e taglie possibili, libri, smartphone e televisori, tanto quello che non va bene o non piace può essere restituito.

Un accumulo di pacchi che arriva fino alla luna

Nonostante tutto il prezzo per l’aumento dello shopping online lo paga soprattutto l’ambiente. “Il Black Friday è un giorno nero per l’ambiente”, afferma Viola Wohlgemuth, portavoce di Greenpeace. “Il nostro consumo sta distruggendo sempre più risorse e riscaldando la crisi climatica. I consumatori dovrebbero essere consapevoli del fatto che ogni singolo pacchetto ha un impatto sull’ambiente”. Un problema è che, siccome l’acquisto su Internet è così facile e comodo, induce ad acquistare molto di più di quanto effettivamente necessario. Lo shopping sta effettivamente esplodendo: L’associazione del Commercio Tedesca prevede per il 2018 un fatturato di 53,4 miliardi di euro, quattro volte superiore a quello del 2008. Di conseguenza, il consumo di risorse aumenta e si generano molti rifiuti: nel 2016, la montagna di carta, cartone e plastica utilizzata per l’imballaggio delle merci da spedire ammontava a 8,1 milioni di tonnellate, pari a quasi al 45% dei rifiuti di imballaggio in Germania. A questi si aggiunge il trasporto di innumerevoli pacchi e pacchetti che porta ad un aumento delle consegne e delle relative emissioni, con conseguenze negative per il clima. Solo nel 2017 sono stati inviati circa 3,4 miliardi di ordini online a consumatori tedeschi. Supponendo un’altezza media dei pacchi di 20 centimetri, questa pila di pacchi si estenderebbe dalla Terra alla Luna fino a tornare indietro.

Eliminare i resi a causa dei costi

L’opzione di reso è utile se, ad esempio, un capo di abbigliamento o delle scarpe non vanno bene. Tuttavia sempre più spesso gli acquirenti online la usano in modo eccessivo: per esempio, ordinano abiti con l’intenzione di restituirne alcuni. Un’indagine di Greenpeace ha dimostrato che questa pratica è particolarmente diffusa tra gli “heavy shopper”, persone che ordinano più di dieci articoli all’anno online. Uno su due restituisce regolarmente vestiti o scarpe. Il problema è che i resi non significano solo trasporti aggiuntivi e di conseguenza emissioni dannose per il clima. La maggior parte della merce restituita non viene rivenduta, ma semplicemente smaltita e gettata nella spazzatura. L’esame e il riconfezionamento della merce di solito richiede troppo lavoro e non vale la pena. Secondo una ricerca, il leader di mercato Amazon distrugge circa il 30% dei resi. “Squadre di smaltimento” distruggono ogni giorno merci fino a 23.000 euro a persona nelle sedi tedesche Amazon.

Enorme spreco di risorse

“Non si tratta solo di sprecare merce senza esitazione. Ogni prodotto contiene anche manodopera, spesso proveniente da paesi a basso salario, dove la produzione avviene in condizioni catastrofiche e di sfruttamento” spiega Wohlgemuth. “I fiumi vengono inquinati e le foreste disboscate. Queste condizioni devono essere cambiate ma per farlo bisogna conoscerle. Ciononostante la maggior parte degli acquirenti online non è a conoscenza di questo enorme spreco di risorse: in un sondaggio di Greenpeace, nove intervistati su dieci non sapevano nulla della distruzione dei resi. La stagione dello shopping natalizio che sta iniziando potrebbe essere una buona occasione per essere più consapevoli dello shopping online e per cercare di evitare inutili acquisti e resi. Fonte: Greenpeace Articolo originale: https://www.wissenschaft.de/technik-digitales/konsumschlacht-black-friday-verlierer-ist-die-umwelt/