Sustainable Cosmetics and Cleaning Products Summit 2019

“You have to deal with nature and nature will not adapt to you”
(Dovete fare in conti con la natura, ma la natura non si adatterà a voi).
“sustainability is a journey”
(la sostenibilità è un viaggio)

Finalmente la sostenibilità è diventato un argomento sulla bocca di tutti, ma è importante che il maggior numero di persone possibile capisca come ogni azione giornaliera si porti dietro centinaia di “passaggi”, ognuno con il proprio impatto sull’ambiente che ci circonda. Ma oltre ai cittadini, devono essere consapevoli soprattutto i produttori e le aziende.
Parlare di sostenibilità vuol dire discutere di futuro, di buoni propositi ma anche di aspetti pratici e nuove tecnologie. Solo per fare un esempio, si stima che ogni anno vengano riversate negli oceani sette tonnellate di plastica e continuando di questo passo nel 2050 ci sarà più plastica che pesci nei nostri mari. Urge trovare delle soluzioni.

All’undicesima edizione europea del Sustainable Cosmetics Summit di Parigi quattro sessioni erano dedicate al tema della sostenibilità e ai possibili approcci che le aziende devono attuare per raggiungere il modello ideale di sostenibilità. Dagli aggiornamenti riguardanti gli ingredienti green, fino ad arrivare ai suggerimenti pratici per ridurre l’impatto ambientale del packaging, punto cardine della maggior parte degli interventi delle due giornate. Se con l’avvento della plastica il sistema economico si era basato sul concetto “from cradle to grave”, dalla culla alla tomba, ora tutti gli sforzi delle aziende che si impegnano sul tema della sostenibilità sono volti a stravolgere questo modello fino a farlo divenire circolare, “from cradle to cradle” dalla culla alla culla, indicando che tutto ciò che viene creato deve tornare all’origine, attraverso l’utilizzo ad esempio di bioplastiche, al riutilizzo degli scarti o allo sviluppo di prodotti packaging free in maniera tale che nulla diventi rifiuto ma che tutto torni utile ad un nuovo processo. Questa è una sfida tutt’altro che semplice che vede coinvolte tutte le aziende, dalla piccola e media industria alle grandi multinazionali, che sempre più stanno investendo in queste politiche.
La quarta edizione europea del Sustainable Cleaning Products Summit ha affrontato un altro grande tema: quello dell’impatto ambientale dei detersivi, prodotti che non vengono associati molto spesso al naturale e al biologico, ma che invece possono essere ripensati in chiave sostenibile e a basso impatto ambientale.
Gli interventi proposti hanno trattato la scelta di ingredienti innovativi; l’impatto sulle acque domestiche; la scelta dei materiali utilizzati per il packaging; i metodi di produzione: tutti argomenti che sono poi i punti decisivi per determinare quanto il prodotto sarà “amico” dell’ambiente. Quest’anno, poi, una maggiore attenzione è stata dedicata agli imballaggi, a come possiamo ridurre il loro impatto e cosa può essere migliorato nel futuro.

I convegni e le discussioni non sono utili solo per aggiornarsi, ma hanno anche un compito molto importante. Ascoltando i vari interventi ci si rende conto in modo molto chiaro che, quando parliamo di sostenibilità, non bisogna demonizzare un ingrediente o un materiale nella sua totalità. Per esempio se sostituissimo la plastica con confezioni di carta o di alluminio, sarebbe davvero una scelta più sostenibile? E se invece le mantenessimo di plastica, ma biodegradabile? E se sostituissimo tutto l’olio di palma sarebbe una scelta più corretta? Non c’è una risposta semplice a tutti questi interrogativi, ma sono nate delle interessanti discussioni e sono state presentate delle esperienze che offrono spunti di riflessione.
Sono stati presentati esempi di molte aziende che hanno avviato un percorso verso materiali e produzioni più sostenibili, ma tanto ancora si può fare. E la certificazione potrebbe essere una risposta a molte di queste richieste sia da parte del consumatore che dei produttori.