Le uova al fipronil e l’agricoltura biologica

Il caso delle uova al fipronil è il più recente tra gli allarmi alimentari riportati dai media. Vediamo di cosa si tratta esattamente, quanto e come sia coinvolto il nostro Paese, quali siano i rischi per la salute e fino a che punto la certificazione sia in grado di prevenire problemi di questo genere fornendo adeguate garanzie a produttori e consumatori.

Punto per punto…

Risale al 20 luglio scorso il primo allerta diramato dall’agenzia per la sicurezza alimentare belga (AFSCA) in cui si parla di presenza di fluocianobenpirazolo (insetticida utilizzato illegalmente per controllare le infestazioni parassitarie, conosciuto con il nome di fipronil), negli allevamenti di galline ovaiole olandesi dove sono stati bloccati dalle autorità sanitarie 180 allevamenti.

Successivi controlli hanno evidenziato l’utilizzo anomalo di fipronil in altri contesti, coinvolgendo 15 Paesi europei ed extra-europei, con segnalazioni anche ad Hong Kong e in Korea del Sud.

Il principio attivo è un antiparassitario il cui utilizzo è proibito sulle produzioni vegetali dal 2014, attualmente autorizzato solo nei prodotti contro pulci e zecche per gli animali domestici, mentre è vietato l’impiego sugli animali negli allevamenti zootecnici destinati alla produzione di alimenti.

La sua peculiarità è quella di agire nel sistema nervoso dell’insetto, e l’effetto sull’uomo dipende dalla quantità di uova ingerite: un basso consumo di uova (fino a quattro in una settimana) riduce o annulla ogni pericolo. Il livello di contaminazione da fipronil oltre al quale l’allevamento viene posto sotto sequestro è: superiore o uguale a 0,005 mg/kg.

I sintomi per chi ha ingerito uova contaminate più volte al giorno per più giorni consecutivi possono essere molto vari e/o difficilmente riconoscibili come tensione muscolare, nervosismo, irritabilità, iper-eccitazione e tremori o addirittura (molto raramente) convulsioni. I sintomi terminano non appena se ne sospende il consumo e gli organi più a rischio di effetti a lungo termine sono la tiroide, il fegato e i reni.

Nel nostro Paese il Ministero della Salute ha disposto l’11 agosto scorso apposito Piano di ricerca della presenza di fipronil in uova, ovoprodotti e alimenti preparati con uova o derivati. I dati comunicati il 23 agosto riportano 196 campionamenti dalle Regioni, sono stati prelevati 172 campioni in negozi e supermercati e gli uffici periferici del ministero hanno prelevato 60 campioni di partite provenienti dall’estero. Le 124 analisi condotte dagli Istituti Zooprofilattici sui campioni di uova e derivati prelevati hanno evidenziato 8 positività (5 nelle uova, 2 in ovoprodotti e 1 relativa a prodotti di trasformazione).

Tra i provvedimenti che sono stati presi in questo breve lasso di tempo, la testata giornalistica specializzata il Fatto Alimentare segnala sequestri di uova in quattro esercizi commerciali di Orbetello e di Capalbio in Toscana e ad Atena Lucana  (SA); uova contaminate sono state trovate in un impianto di produzione di pasta fresca di Civitanova Marche e in due centri di imballaggio annessi ad allevamenti della Campania, a Benevento e a Sant’Anastasia.  La presenza di fipronil ha portato al sequestro di uova da parte dei Nas e delle autorità sanitarie in un allevamento in provincia di Ancona, due in provincia di Napoli e uno a Viterbo. Blocco della commercializzazione anche dei prodotti di alcuni allevamenti dell’Emilia-Romagna, dai quali provengono alcune partite di uova sgusciate liquide vendute in Calabria in cui sono state rinvenute tracce di fipronil.

Il percorso per le aziende in cui vengono trovati uova e prodotti derivati contaminati prevede il vincolo sanitario e quindi il blocco della commercializzazione delle uova, dei trattamenti agli animali e il blocco della macellazione per la vendita delle carni.

Intanto nel bio…

Al monitoraggio delle autorità preposte si aggiunge quello di Organismi di Controllo come ICEA che hanno attivato procedure di controllo supplementari nei confronti delle aziende che hanno scelto ICEA. Il principio di partenza è quello per cui le normative del biologico incentivano l’adozione di misure di prevenzione in tutti i settori delle produzioni, sia nei campi che negli allevamenti: gli animali biologici sono alimentati con materie prime pregiate e non OGM, ottenute a loro volta da agricoltura biologica e, per quanto possibile, di origine aziendale. I tempi per lo svezzamento sono più lunghi rispetto a quelli normalmente seguiti negli allevamenti intensivi. Gli interventi veterinari devono dare la precedenza a metodi naturali, quali: omeopatia, fitoterapia, ecc.

L’uso dei farmaci convenzionali è ammesso, ma solo in caso di estrema necessità, raddoppiando i tempi di sospensione del farmaco.

Gli stessi principi di prevenzione dovrebbero essere rispettati anche per la profilassi contro i parassiti esterni pulci, pidocchi e acari) presenti nelle stalle. Anche in questo caso, in situazione di grave infestazione, è possibile ricorrere ad antiparassitari allopatici registrati e autorizzati, anche negli allevamenti biologici. Per questo motivo non si può escludere a priori che la presenza di residui di fipronil possa manifestarsi anche in qualche allevamento biologico, per quanto le probabilità che questo evento si verifichi siano minori rispetto alle produzioni convenzionali.

Le aziende biologiche sono sottoposte, oltre ai normali controlli previsti dalle Autorità Pubbliche (come NAS, Repressione Frodi, AUSL ecc.), anche alle verifiche periodiche e sistematiche (almeno una ogni anno) da parte degli ispettori degli Organismi di Controllo appositamente autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole.

I nostri ispettori verificano che tutti gli allevamenti rispettino i principi e le norme di comportamento previste per il biologico e, nel caso si debba eventualmente ricorrere a trattamenti chimici, che questi siano eseguiti con prodotti registrati e autorizzati. Nel biologico, infatti, l’obiettivo è sempre l’assenza analitica dei contaminanti (sotto i limiti di rilevabilità degli strumenti) e non il loro contenimento entro i limiti massimi di sicurezza previsti dalla legge.

A seguito dell’allarme fipronil, ICEA si è dunque immediatamente attivata con un monitoraggio attento della situazione presso i suoi allevamenti certificati, richiedendo agli allevatori gli esiti delle analisi effettuate in autocontrollo e dei prelievi effettuati dalle autorità pubbliche per poi intervenire direttamente con i propri ispettori quando necessario.

Eventuali aggiornamenti saranno disponibili su questa pagina nel caso in cui il monitoraggio (ora in progress) evidenziasse nuovi elementi interessanti per produttori e consumatori.