Agricoltura Biologica EU (Reg. CE 834/07)

Certifica prodotti agricoli, prodotti agroalimentari trasformati, mangimi e pet food, prodotti dell’acquacoltura, alghe e microalghe (spirulina), lieviti.

Garantisce la conformità delle produzioni ottenute con metodo biologico in tutte le fasi della filiera di produzione, dal campo alla tavola, in conformità alle norme dell’Unione Europea (Reg. CE 834/07 e CE 889/08)

Come si certifica

Cosa si certifica

  1. Produzione vegetale
  2. Zootecnia
  3. Acquacoltura
  4. Alghe biologiche
  5. Preparazione alimentare
  6. Mangimi e Pet Food
  7. Importazione da Paesi Terzi
  8. Logo europeo e indicazione di origine obbligatori
  9. Sistema di controllo

 


 

Produzione vegetale

L’agricoltura biologica punta a ridurre al minimo gli input esterni, preservando la naturale fertilità del terreno e sfruttando al massimo i meccanismi e gli equilibri naturali.
Sono vietate le piantagioni in monocoltura, le colture idroponiche e senza terra.
L’agricoltura biologica tutela la biodiversità e la fertilità del suolo ricorrendo a rotazioni e successioni colturali ampie ed estensive che prevedano sempre la coltivazione di leguminose e sovesci.

Predilige tutte le tecniche di coltivazione meccanica e privilegia le varietà autoctone e naturalmente resistenti ai parassiti e alle malattie.

Intervenire solo in caso di necessità con concimi ed ammendanti organici naturali e alcune rocce naturali, prodotti per la difesa di origine naturale (zolfo, rame, piretro oli ed estratti vegetali ecc.), tecniche di lotta biologica (insetti antagonisti, confusione sessuale, ecc.)

L’agricoltura biologica vieta rigorosamente l’impiego di concimi minerali, gli antiparassitari sistemici e tutti i diserbanti e geodisinfestanti di sintesi chimica.
L’agricoltura biologica vieta l’impiego di sementi e piante geneticamente della produzione.

È vietato l’impiego di OGM anche nella produzione dei mezzi tecnici, concimi e antiparassitari impiegati nei campi.

In fase di avvio è richiesto un periodo di conversione della durata di due anni per le colture annuali o foraggiere e tre anni in caso di colture frutticole pluriennali.

L’Autorità competente può accettare il riconoscimento retroattivo del periodo di conversione quando è comprovata l’applicazione del metodo biologico anche in periodi antecedenti la notifica e l’ingresso nel sistema di controllo.

Presso l’azienda devono essere puntualmente aggiornati i seguenti registri aziendali: scheda acquisti, scheda operazioni coltura e scheda vendite. Tali registrazioni possono essere rese disponibili anche tramite registri e software aziendali.

Documenti e allegati

Regolamento tecnico Contratto certificazione Piano di gestione Piano di conversione allegato 1b – Programma di rotazione Riduzione periodo conversione

 

Zootecnia

L’allevamento biologico deve garantire uno stretto collegamento funzionale con la terra e un numero di capi proporzionale alle capacità produttive aziendali; il carico di bestiame non può superare i 2 Uba/Ha.

L’attenzione al benessere animale è massima, è fortemente limitata la densità del bestiame in stalla e gli spazi per la deambulazione (movimento) sono molto più ampi rispetto ai minimi imposti dalla legge. È ammessa solo la stabulazione libera o il pascolo.

Gli animali biologici sono alimentati con materie prime pregiate e non OGM, ottenute a loro volta da agricoltura biologica e, per quanto possibile, di origine aziendale.

I tempi per lo svezzamento sono più lunghi rispetto a quelli normalmente seguiti negli allevamenti intensivi.

Gli interventi veterinari devono dare la precedenza a metodi naturali, quali: omeopatia, fitoterapia, ecc.
L’uso dei farmaci convenzionali è ammesso ma solo in caso di estrema necessità, raddoppiando i tempi di sospensione del farmaco.

Non è ammessa, all’interno della medesima azienda, la presenza di allevamenti biologici e allevamenti convenzionali della stessa specie. La durata del periodo di conversione varia a seconda della specie (es. 6 mesi per i suini e bovini da latte, 12 mesi bovini da carne, 10 settimane per il pollame).

In caso di conversione simultanea dei terreni e dell’allevamento bovino tale periodo è fissato in 24 mesi.

In conformità all’art. 42 del (Reg. CE 834/07), a seguito dell’approvazione di appositi disciplinari nazionali, possono essere certificate ai sensi del Reg. CE 834/07 anche specie particolari (avicunicoli, bachicoltura, elicicoltura e alga spirulina) per le quali non sono state ancora definite norme tecniche a livello comunitario.

Documenti e allegati

Regolamento tecnico Contratto certificazione Piano Utilizzo Deiezioni Piano di Gestione Allevamenti PAP ZOO

 

Acquacoltura

Con il termine acquacoltura si definisce quell’insieme di attività finalizzate alla produzione controllata di organismi acquatici. Nello specifico si può distinguere in itticoltura, molluschicoltura, crostaceicoltura e alghicoltura.

Se responsabilmente sviluppata e praticata, potrà dare un contributo significativo alla sicurezza alimentare globale e alla crescita economica.

Lo sfruttamento delle risorse ittiche, il tema del benessere degli animali, nonché il problema della sicurezza e qualità dei prodotti e di conseguenza la salvaguardia dell’ambiente marino, hanno spinto la Commissione UE a definire i requisiti per l’acquacoltura biologica.

Dal luglio 2010 è entrato in vigore in Europa il Reg. N. 710/2009 che ha modificato il Reg. CE 889/08 introducendo le norme tecniche per l’acquacoltura biologica.

Una grande opportunità per l’acquacoltura europea che, per affrontare un mercato molto competitivo e globalizzato, deve inevitabilmente puntare verso sistemi di produzione che garantiscano un alto livello di qualità del prodotto e il massimo rispetto dell’ambiente.

Oltre al benessere animale, l’acquacoltura bio punta una attenzione speciale anche ai problemi ambientali, attraverso la verifica della qualità dei luoghi in cui si svolge l’allevamento.

I mangimi utilizzati devono rispondere a requisiti nutrizionali specifici. Le farine e gli olii di pesce possono essere utilizzati se provengono da scarti della pesca e, comunque, in un contesto di pesca certificata sostenibile.

La gestione della salute animale deve puntare alla prevenzione delle malattie. Sono imposti, inoltre, limitazioni rilevanti nell’uso di materie prime per mangimi e prodotti per la pulizia e disinfezione.

Il pesce prodotto da acquacoltura biologica vanta alte qualità organolettiche ed è ottenuto senza l’impiego di OGM.

La certificazione biologica aiuta a ridurre l’impatto dell’azienda sull’ambiente e in molti casi protegge habitat delicati.


 

Alghe biologiche

La normativa europea prevede anche criteri per la coltivazione biologica delle alghe marine. Costituisce metodo di produzione biologico anche la raccolta delle alghe marine selvatiche in aree di elevata qualità ecologica (direttiva 2000/60/CE) a patto che tale attività non nuoccia alla stabilità a lungo termine dell’habitat naturale o alla tutela delle specie nella zona di raccolta.

Il MIPAAF ha approvato anche un disciplinare nazionale per la produzione biologica della microalga spirulina.


 

Preparazione alimentare

Le norme del biologico fissano precise regole anche per la preparazione dei prodotti vegetali e animali, volte a limitare l’impiego di additivi, aromi e di altri di ingredienti non biologici con funzioni principalmente sensoriali e tecnologiche.

Sono ammessi solo gli additivi più blandi e di più diretta derivazione naturale (acido citrico, acido ascorbico, ecc.), per alcuni di questi è incentivato l’utilizzo della versione bio (es. pectina, lecitina, farina di semi di carrube, ecc.). Nitriti e nitrati sono ammessi solo per i salumi e altri prodotti a base carne, con forti limitazioni nelle dosi di impiego.

Lo stesso vale per i solfiti il cui impiego è ammesso solo per la produzione di vino, sidro (sempre con limitazioni nel prodotto finale) e per la conservazione dei crostacei.

Gli aromi eventualmente aggiunti possono essere solo quelli classificati dalla normativa comunitaria come “aromi naturali”.

È sempre vietato l’uso delle radiazioni ionizzanti e qualsiasi sostanza derivata o ottenuta da OGM anche per i pochi ingredienti convenzionali ammessi.

Si possono definire “Biologici” solo i prodotti pluri-ingrediente che contengono almeno il 95% di ingredienti agricoli certificati bio (escludendo dal calcolo acqua, sale, additivi e aromi naturali). Il restante 5% può essere costituito esclusivamente da pochi ingredienti non disponibili sul mercato comunitario e riportati in una apposita lista del regolamento (Reg. CE 889/08, allegato IX).

Il medesimo ingrediente non può essere presente contemporaneamente nella versione bio e convenzionale.

La produzione biologica deve avvenire garantendo lavorazioni separate nel tempo (grazie ad impianti dedicati) o nello spazio. In quest’ultimo caso l’impianto deve essere adeguatamente pulito prima dell’avvio della produzione biologica.

Le registrazioni devono permettere una corretta identificazione e rendicontazione dei flussi in entrata e uscita delle materie prime e del prodotto finito.

Documenti e allegati

Norme tecniche Documenti generali Preparazione alimentare

 

Mangimi e Pet Food

I principi e i criteri fissati dal regolamento per la produzione di mangimi biologici sono analoghi a quelli previsti la preparazione alimentare. Nel Reg. CE 889/08 sono elencati i pochi ingredienti convenzionali, additivi e coadiuvanti ammessi e le regole per l’etichettatura.

Il mangime si può etichettare come “biologico” solo quando contiene almeno il 95% di materie prime biologiche; in alternativa è possibile etichettare il mangime come “ammesso in agricoltura biologica” specificando esattamente il tenore in materie prime bio, conversione o convenzionale. La medesima materia prima non può essere presente contemporaneamente nella versione bio e convenzionale.

Anche nel caso dei mangimi vietato l’uso delle radiazioni ionizzanti e qualsiasi sostanza derivata o ottenuta da OGM anche per i pochi ingredienti convenzionali ammessi.

Il medesimo ingrediente non può essere presente contemporaneamente nella versione bio e convenzionale.

La produzione biologica deve avvenire garantendo lavorazioni separate nel tempo (grazie ad impianti dedicati) o nello spazio. In quest’ultimo caso l’impianto deve essere adeguatamente pulito prima dell’avvio della produzione biologica.

In conformità all’art. 42 del (Reg. CE 834/07), a seguito dell’approvazione del Disciplinare nazionale per la produzione degli alimenti destinati agli animali da compagnia, anche i Pet-Food possono essere certificati ai sensi del Reg. CE 834/07.

Le registrazioni devono permettere una corretta identificazione e rendicontazione dei flussi in entrata e uscita delle materie prime e del prodotto finito.


 

Importazione da Paesi Terzi

La Commissione Europea ha riconosciuto che le norme di produzione biologica e i sistemi di controllo adottati da alcuni Paesi Terzi sono equivalenti a quelli in vigore all’interno dell’UE. Le importazioni di
prodotti biologici provenienti da tali Paesi sono consentite senza previa approvazione da parte dell’autorità competente.

I Paesi che attualmente vantano un sistema di controllo nazionale riconosciuto equivalente a quello EU sono: Israele, Costa Rica, Nuova Zelanda, Australia, Svizzera, Argentina, India, Tunisia, Giappone, Canada, USA. L’importatore potrà quindi importare le categorie di prodotto previste da regolamento e certificate dagli Organismi o Autorità riconosciuti (Reg. CE 1235/08 all. III modificato da Reg. CE 508/2012).

Per tutti i restanti Paesi l’eventuale riconoscimento di equivalenza riguarda i singoli Organismi di Controllo che ne hanno fatto richiesta alla Commissione EU.

Sempre il Reg. CE 508/2012 definisce la lista degli organismi di controllo autorizzati ad emettere una certificazione in regime di equivalenza EU. La lista riporta, per ogni organismo di controllo, l’elenco dei Paesi Terzi nei quali è autorizzato ad emettere certificazioni in equivalenza e le categorie di prodotto che possono essere importate (verificare anche le eccezioni riportate).

Tutti gli operatori che importano da Paesi Terzi devono presentare apposita Notifica per l’inserimento nell’Elenco nazionale degli importatori da Paesi Terzi. Valutati gli esiti delle verifiche dell’Organismo di Controllo prescelto, ICEA comunica l’avvenuta iscrizione all’elenco. Solo a partire da quel momento l’operatore sarà legittimato ad avviare l’attività di importazione dei prodotti biologici.

L’importatore deve comunicare, con almeno 7 giorni di anticipo, l’immissione in libera pratica nell’Unione Europea di ogni partita importata, secondo quanto previsto dal DM n° 18378 del 09.08.12.).
Ciascuna partita importata dovrà essere accompagnata da un certificato di ispezione conforme all’allegato V del Reg. CE 1235/08, rilasciato da uno degli organismi di controllo riconosciuti dall’UE.

Copia di tale certificato, timbrata alla casella 17 dalla dogana e alla casella 18 dall’importatore o dal primo consegnatario in Comunità, va inoltrata all’ufficio Import di ICEA.

Documenti e allegati

Norme tecniche Documenti generali Modulo import Paesi Terzi

 

Logo europeo e indicazione di origine obbligatori

A partire dal 2007 l’UE ha reso obbligatorio l’uso del marchio comune del biologico (la bandierina verde con la fogliolina di stelle europee) per tutti i prodotti confezionati, prodotti nel territorio della Comunità, che contengono almeno il 95% di ingredienti bio.

Vicino al marchio europeo deve essere indicato il codice dell’organismo di controllo e l’effettiva origine (UE/non UE) degli ingredienti che lo costituiscono.

Per origine si intende il luogo di produzione agricola, informazione che rende il biologico all’avanguardia e in controtendenza rispetto alle politiche europee in tema di informazione al consumatore. Quando si legge ITALIA (o Spagna, Francia, ecc.) significa che il 100% degli ingredienti sono stati coltivati sul territorio nazionale.


 

Sistema di controllo

La normativa EU prevede l’obbligo di assoggettamento al sistema di controllo di tutti gli attori della filiera, a partire dalla produzione agricola fino alla commercializzazione.

Sono 12 Organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per la certificazione degli operatori del biologico in Italia. Sul loro operato vigilano le Regioni e le altre autorità pubbliche preposte alla vigilanza (Repressione Frodi, NAS, ecc.).

L’obbligo di assoggettamento al regime di controllo, inizialmente previsto solo per i produttori agricoli, zootecnici e preparazioni alimentari, è stato esteso prima alla vendita al dettaglio di prodotti sfusi e preincartati (es. reparto ortofrutta, gastronomia, pane e prodotti da forno, ecc.) e poi all’attività di magazzinaggio e distribuzione all’ingrosso.

Solo i punti vendita che commercializzano esclusivamente prodotti confezionati e sigillati direttamente al consumatore (o utilizzatore finale) sono esentati dall’obbligo di assoggettamento al regime di controllo. Per utilizzatore finale si intende, ad esempio, l’agricoltore che acquista le sementi presso i consorzi agrari e altre rivendite specializzate oppure i ristoratori, non ancora soggetti agli obblighi di controllo imposti dal Reg. CE 834/07.


 

Come si certifica

L’iter di certificazione si articola in 5 fasi principali:

  1. Notifica di attività di produzione con metodo biologico all’autorità competente mediante il Sistema informativo Biologici (SIB) o analoghi sistemi regionali. L’operatore dichiara la tipologia attività e le unità produttive e filiere di attività sottoposte al controllo. Le aziende agricole dichiarano tutti i terreni condotti con metodo biologico e conversione o convenzionale.
  2. Valutazione iniziale dei prodotti e del processo produttivo, l’operatore presenta un piano di gestione al fine di descrivere tutte le misure che intende adottare per il rispetto dei requisiti del biologico riferiti all’attività condotta. Le aziende agricole che presentano colture condotte con metodo convenzionale o confini a rischio definiscono le misure precauzionali atte a prevenire contaminazioni causate dai trattamenti effettuati sulle colture convenzionali. In caso di coltura parallela presenta un piano di conversione totale massimo quinquennale. In caso di produzioni zootecniche l’operatore presenta il piano di gestione dell’allevamento e il piano di gestione delle deiezioni zootecniche.
 L’operatore sulla base delle attività condotte presenta: il Piano delle produzioni vegetali (PAPV), delle Preparazioni (PAP) e delle Produzioni Zootecniche/apistiche (PAPZ) che dovrà essere aggiornato annualmente secondo le modalità e scadenze previste dalle disposizioni applicative e sistemi informativi nazionali e regionali. Gli operatori che effettuano attività di preparazione forniscono l’elenco dei fornitori delle materie prime biologiche e le ricette di preparazione di tutti i prodotti biologici per i quali è richiesta la certificazione.
  3. Verifica ispettiva di avvio volta ad accertare la corretta applicazione e l’efficacia delle misure dichiarate del piano di gestione e altri documenti correlati. Viene valutata, inoltre, l’idoneità delle strutture e la corretta gestione dei processi di produzione aziendale in relazione ai requisiti richiesti dalla normativa europea per i diversi settori di attività.
  4. Emissione del Documento Giustificativo e Certificato di Conformità sulla base delle informazioni e dei dati raccolti nell’ambito del processo di valutazione e verifica. Il Certificato di conformità riporta l’elenco dei prodotti certificati e la loro classificazione in base al metodo di produzione “biologico” o “in conversione”.
  5. Sorveglianza annuale tramite periodiche ispezioni e analisi pianificate sulla base di una attenta analisi dei rischi volte a confermare il mantenimento delle condizioni di conformità e la puntuale e corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie richieste ai fini del controllo.

 


 

Documenti e allegati

Norme tecniche Documenti generali Apicoltura Negozi

 


 

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